Prima di tutto cos’è il rumore
Per prima cosa occorre dare una definizione di rumore.
La concezione classica del rumore secondo lo schema di comunicazione di Shannon & Weaver parla di rumore come interferenza fisica nel trasferimento attraverso un mezzo.
Esistono però vari esempi di rumore (alcuni citati anche da Fabio nell’intervento sul primo articolo del blog): i rumori a cui si riferiscono S&W (impiegati dellla compagnia dei telefoni americana) sono rumori prettamente fisici, onde elettromagnetiche che disturbano (occhio a questa parola) la comunicazione producendo, nel senso più classico del termine, rumore acustico.
Ovviamente noi puntiamo ad allargare questa definizione e a portarla in tutti i campi della comunicazione, da quella verbale a quella scritta, da una comunicazione analogica ad una digitale, a dare una definizione di rumore che sia applicabile ognidove ci sia comunicazione (e quindi un messaggio).
In questo ci può venire incontro lo stesso schema di S&W.
Il rumore d’ora in poi sarà ogni interferenza, ogni intervento, ogni cambiamento che avviene tra la formulazione del segnale (prima ancora della codifica) alla ricezione da parte del ricevente.
Per parlare di rumore dobbiamo parlare soprattutto di sovrapposizioni e differenze…
quindi ogni sottrazione o sovrapposizione al segnale da emettere è un rumore.
La costruzione di una definizione esaustiva di rumore all’inizio di una tesi che ne studia effetti e cause è allo stesso tempo indispensabile e prematura:
Indispensabile in quanto serve come punto di partenza per un confronto.
Prematuro visto che ogni apporto alla tesi potrebbe ampliare e affinare la definizione che ne diamo.
Diamo quindi una definizione per punti senza chiuderla in una frase con la possibilità di aggiungere o eliminarli nel corso della stesura.
Rumore
- sovrapposizione al segnale
- differenza tra segnale da emettere e segnale ricevuto
- perdita di parti di segnale
- sovrapposizioni di informazioni
- differenza tra capacità di codifica e decodifica
Possiamo comunque distinguere due macro-categorie di rumore:
- Rumore esterno
Il rumore è sterno esterno è quello provocato da interferenze dovute al mezzo di comunicazione e alla sua permeabilità rispetto all’ambiente.
il rumore interno è la differenza tra l’intenzione e il gesto: la capacità di codificare un pensiero.


January 31st, 2006 at 11:27 pm
Quindi se ho ben capito esisterebbe un rumore che toglie e un rumore che aggiunge qualità al segnale? Sarebbe interessante capire quale potrebbe essere l’effetto comunicativo provocato dalla presenza di un rumore sottrattivo e dalla presenza di un rumore additivo.
Ad esempio lo sfondo di questa pagina è sporco di macchie nere e per me è rumore additivo; se invece mi mettessi a cancellare creerei del rumore negativo.
January 31st, 2006 at 11:36 pm
Fermi tutti! Ho un esempio di rumore interno: il telefono senza fili. A proposito di fraintendimenti in fase di codifica e decodifica dei segnali. Vi ricordate cosa è successo per la tragedia del West Virginia? In quel caso un piccolo errore ha creato grande clamore e scandalo per media e parenti delle vittime coinvolte nell’esplosione della miniera.
February 5th, 2006 at 10:47 pm
sono arrivato finalmente!, dopo aver provato le seguenti combinazioni
therumoristhemessage.com,theroumoristhemessage.com,
therumoristhemassage.com,theroumoristhemassage.com,
ilrumoreilmessaggio.it,ilrumoreeilmessaggio.it,
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thenoiseisthemessage.com,thenoiseisthemassage.com,
thenoiseisthemassage.it,thenoiseisthemassage.ORG!
ebbene si, ho confuso rumor (pettegolezzo) con noise (rumore), in questa convulsione informatica ho dovuto ricombinare domini, sillabe, cicalecci da parrucchiera e rumori di fondo (ma d’altra parte, le chiacchere da parrucchiera e soprattutto la musica di sottofondo mentre ti taglia i capelli sono “rumore”). il PARRUCCHIERE è un veicolo di rumore informativo eccezionale. a sua detta il milionario ROCKEFELLER da quel che sentiva dal parrucchiere decideva le strategia da tenere in borsa: “quando il mio parrucchiere compra, io vendo.” GLENN GOULD, grande pianista canadese, geniale interprete di bach e del barocco, dei grandi contrappuntisti, la musica più difficile, strutturata, studiata, coordinata che c’era ADORAVA la musica di sottofondo della radio, le canzoni pop (soprattutto della streisand) che sentiva dal parrucchiere, negli ascensori e nelle hall degli alberghi, e addirittura amava ascoltare più emittenti contemporaneamente. JOHN CAGE, il compositore che utilizzava e postulava l’ALEA come strumento compositivo (%importante definire il rapporto tra il RUMORE e l’ALEATORIETA’%) ha scritto un pezzo per apparecchi radio sintonizzati contemporaneamente su frequenze casuali (di cui Pietro ha ancora una esecuzione su un CD che gli prestai tempo fa…)
volevo ricordarvi che esiste un filone musicale che ha seguito il “no-wave” new yorkese e che viene indistintamente identificato con il nome di musica “noise”. caratteristiche principali sono la ripetitività del sound, quasi fosse un rumore di sottofondo, l’utilizzo di rumore sonoro vero e proprio, e un’estetica basata sulla negazione di una, diciamo, “dialettica” musicale (fosse quella classica, moderna o rock) ed di un dialogo tra la parti (non esiste una vera e propria “melodia”, un gioco della parti tra gli strumenti, un “assolo” e così via) . dal punto di vista tecnico è interessante l’utilizzo che è stato fatto del FEEDBACK, che è una componente importantissima dei sistemi CAOTICI. nel caso della musica noise i suoni derivanti dagli altoparlanti vengono utilizzati per far risuonare gli armonici superiori delle corde della chitarra che vengono ri-immessi nel sistema di amplificazione etc. tipico risultato sonoro, suoni molto acuti e “puri”, che corrispondono ad armonici in risonanza.
February 8th, 2006 at 10:42 am
Aspettiamo in silenzio un nuovo articolo.
February 8th, 2006 at 11:12 am
in effetti anch’io sono in trepidante attesa… intanto, stefano mi spieghi come si fa a mettere il testo in grassetto e corsivo nei post?
February 8th, 2006 at 6:15 pm
[…] Tomate ha scritto >> […] JOHN CAGE, il compositore che utilizzava e postulava l’ALEA come strumento compositivo (%importante definire il rapporto tra il RUMORE e l’ALEATORIETA’%) ha scritto un pezzo per apparecchi radio sintonizzati contemporaneamente su frequenze casuali (di cui Pietro ha ancora una esecuzione su un CD che gli prestai tempo fa…) […] […]