Digital Noise: the glitch browser

Un progetto Nato da alcuni artisti della Langton Arts di San Francisco.
The glitch browser si basa sulla possibilità di far sbagliare il computer:
Attraverso la manipolazione dei dati che vengono trasmessi via internet un qualsiasi browser genera le immagini che vediamo, a volte sbaglia da solo, ma il più delle volte l’immagine che viene visualizzata è quella che viene trasmessa.
Basta aggiungere dei piccoli fraintendimenti di programmazione che il browser interpreta diversamente i file generando immagini sbagliate (glitch).
I Glitch (errori dovuti all’interpretazione dei dati) vengono spesso utilizzate nell’arte e nella musica elettronica dove spesso si va apposta a cercare il rumore (:noise).
Le immagini prodotte dal glitch browser sono anche indicative per quanto riguarda il rumore del mezzo utilizzato ovvero il computer.

L’immagine glitchata ha delle caratteristiche sempre simili:
- suddivisione in righe
- suddivisione in quadrati
(come sempre la lista è aperta a suggerimenti e variazioni)
La struttura del glitch viene immediatamente riconosciuta come errore digitale:
Il rumore che ci impedisce di leggere la foto ci permette però di riconoscere il passaggio attraverso un medium digitale.
Il rumore è indice del mezzo utilizzato per la trasmissione.
Tutte le immagini glitchate provengono dal sito www.piazzalberti.org


February 9th, 2006 at 12:31 am
Glitch: ecco un rumore che mi dà fastidio… ogni tanto mi è capitato di sentirlo ascoltando l’audio di un mp3 compresso male. C’è chi lo chiama clicks ‘n cuts, ma basta dire “Glitch” e già ci si immagina di che rumore si tratta. E’ curioso come la lingua inglese sia a volte davvero comunicativa ricorrendo all’uso di parole onomatopeiche. Ecco un altro caso in cui il rumore si fa messaggio senza ricorrere alle mediazioni della ragione.
Sul fronte “immagini glitchate” mi sono capitate cose simili cercando di rippare dvd protetti o disinserendo un floppy prima che terminasse il processo di copia di un’immagine sul mio vecchio computer (pc). Anche la scorsa estate, acquisendo materiale video da una cassetta sony, mi è capitato di avere simili problemi di quadrettatura: lì sembrava come nevicassero coriandoli quadratosi.
A prima vista l’interruzione del segnale digitale sembra tutto uguale, ma pensandoci bene ogni caso sopra descritto aveva delle differenze riconoscibili. Mi piacerebbe inviarvele, queste immagini! Certo poi ci vorrebbe un esperto, per classificare i vari disturbi.
Ora che mi viene in mente, a proposito del digitale, ci sono rumori che si presentano in modo di verso. Il Glitch mi ricorda proprio un’interferenza o una mancanza di segnale, ma poi ci sono le quadrettature di un jpeg eccessivamente compresso oppure il mitico rumore digitale per antonomasia: eh, sì i tecnici dell’immagine lo chiamano proprio così e si tratta di quel brulicare di pixel che una telecamera o una macchina fotografica genera quando il suo sensore ccd non è in grado di capire che colore sta vedendo (colore fuori gamma).
Mi sembra però che alla fin della fiera tutti i rumori che passano per il digitale rivelino la vera natura del mezzo: l’informazione discreta in bit, che poi si manifesta nel pixel.
February 9th, 2006 at 1:13 pm
La compressione dei pixel rivela esattamente come i glitch la trasmissione di pacchetti di dati discreti.
Il rumore digitale delle telecamere è dovuto ad altri fattori, ma rivela comunque la struttura quadrata dei pixel.
In pratica, come già detto, la forma del rumore suggerisce il mezzo di trasmissione…
ripeto per la precisione.
February 9th, 2006 at 3:00 pm
Non so ma la natura del Glitch, questo suo essere segnale interrotto, disconnesso, disturbato da chissà che tipo di interferenze, mi fa venire in mente i flussi di coscienza dell’Ulisse di Joyce. In quel caso non solo il rumore è messaggio, ma anche una tecnica narrativa! Continuo a domandarmi perché il rumore possa comunicare più del messaggio codificato e razionale. Perché in certi casi risulta più ricco? Perché si mostra per quello che è? Perché lascia più spazio alla nostra interpretazione?
Ok, mi fermo qui e come richiamo letterario (visto che come commentatori possiamo solo esprimerci col testo) riporto un pezzetto del monologo di Molly, moglie di Leopold Bloom.
“… due e un quarto che ora bestiale mi dà l’idea che in cina si stanno alzando a quest’ora e si pettinano i codini per la giornata tra poco le monache suoneranno l’angelus non c’è nessuno che vada a disturbare i loro sonni se non qualche prete per le funzioni della notte la sveglia di quelli accanto al primo chiccirichì si fa uscire il cervello a forza di far fracasso guardiamo un po’ se riesco ad addormentarmi 1 2 3 4 5 che razza di fiori son quelli che hanno inventato come le stelle della carta da parati di Lombard street…”
Certo che il rumore incuriosisce all’inizio, ma se si trascina per troppo tempo rompe un po’ le ***
Quanti hanno finito l’Ulisse di Joyce?
February 9th, 2006 at 5:43 pm
…prova tu a leggere il finnegans’ wake, che è mille volte peggio dell’ulisse!
mi viene in mente un fatto interessante della biologia, che cerco di spiegare a braccia sperando di aver capito bene, ma se interessa potrò chiedere chiarimenti a chi ne sa’ di piu’.
PREMESSA
secondo la selezione darwiniana, le specie si evolvono in base al fatto che i deboli muoiono e alla lunga non si riproducono, e il genoma di generazione in generazione assume caratteristiche tipiche del ramo che è sopravvissuto, così che dalla varietà iniziale si selezionano e specializzano le discendenze (inizialmente ci sono giraffe con colli di tutte le lunghezze, ma siccome sono sopravvissuti alle giraffe solo gli alberi con le foglie alte, sopravvivono solo le giraffe col collo lungo, e via via il genoma della giraffa si specializza su quella caratteristica somatica) (concezione deterministica). il lamarquismo invece prevedeva che l’animale adattasse il proprio genoma in base alle esigenze del momento, cioè a forza di allungare il collo per condizionamenti esterni il genoma si adatta e specializza in colli lunghi (concezione finalistica o teleologica).
ovviamente la teoria in voga oggi è il darwinismo, che tuttavia a differenza del lamarquismo sembrerebbe non spiegare l’incredibile varietà iniziale di specie. per quale motivo le amebe hanno potuto evolversi in giraffe sotto la spada di damocle della selezione? (…continua)
February 9th, 2006 at 5:52 pm
la causa della varietà genetica è il processo noto come Trial and Error: ogni tanto nelle catene del genoma si inseriscono degli errori, dei glitch, oppure si commettono errori di copia dal DNA all’RNA. spesso questi errori determinano la morte dell’organismo, a volte invece lo caratterizzano e lo “specializzano” e permettono la sua sopravvivenza e il suo arricchimento rispetto al ramo principale.
ci tendo a specificare che questo post non ha una grande accuratezza scientifica, ma è frutto egli stesso di un processo Trial and Error, speriamo che sia andato bene…
February 10th, 2006 at 11:47 am
segnalo una ricerca di Munari (beppe Finessi forse ha la documentazione) legata alla stampa di stoffe per arredamento giocate sugli errori casuali della macchina…..
e allora forse possono entrare in gioco la sua la regola e il caso e anche l’ordine disordine di Boetti ?