Medium Caldi e Medium Freddi: textures del rumore

C’è un principio base che distingue un medium caldo come la radio o il cinema, da un medium freddo come il telefono o la TV. È caldo il medium che estende un unico senso fino a un’”alta definizione”: fino allo stato, cioè, in cui si è abbondantemente colmi di dati. Dal punto di vista visivo, una fotografia è un fattore di alta definizione“entre un cartoon comporta una bassa definizione, in quanto contiene una quantità limitata di informazioni visive. Il telefono è un medium freddo, o a bassa definizione, perché attraverso l’orecchio si riceve una scarsa quantità di informazioni, e altrettanto dicasi, ovviamente, di ogni espressione orale rientrante nel discorso in genere perché offre poco ed esige un grosso contributo da parte dell’ascoltatore. Viceversa i media caldi non lasciano molto spazio che il pubblico debba colmare o completare; comportano perciò una limitata partecipazione, mentre i media freddi implicano un alto grado di partecipazione o di completamento da parte del pubblico È naturale quindi che un medium caldo come la radio abbia sull’utente effetti molto diversi da quelli di un medium freddo come il telefono.
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Un medium caldo permette meno partecipazione di un medium freddo; una conferenza meno di un seminario, un libro meno di un dialogo. Con la stampa molte forme precedenti vennero escluse dalla vita e dall’arte e molte altre acquistarono una nuova intensità. Ma la nostra epoca è piena di casi che confermano il principio secondo il quale la forma calda esclude e la forma fredda include.

Marshall Mcluhan, Gli strumenti del comunicare.

Scondo la definizione di Mcluhan i medium caldi sono quelli che richiedono meno sforzo da parte del ricevente, mentre quelli freddi sono quelli che inducono il ricevente a un processo di ricostruzione del messaggio maggiore, cioè quelli che producono più rumore interno.

Prendiamo per buona la definizione di Mcluhan, anche se il buonsenso direbbe di definire, esattamente al contrario, i medium più coinvolgenti come caldi.

Textures del rumore

Di ogni rumore si può riconoscere una grana, una texture. Esistono texture grossolane o molto fini.

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Una serie di immagini con texture di rumore di differenti risoluzioni.

La prima immagine è la più calda poiche il ricevente non deve compiere alcuno sforzo per poterla comprendere, mentre l’ultima è la più fredda: quella che richiede il maggiore sforzo da parte di chi riceve la comunicazione per decifrare il messaggio aggiungendo le parti di segnale mancanti.

In questo contesto il contesto di caldo e freddo non devono essere intesi come accezioni di merito. Il medium più caldo non è quello più coinvolgente ma quello meno coinvolgente.

La risoluzione della una texture del rumore interno di un medium, ne definisce la temperatura:

  • Medium che hanno un rumore interno con alta definizione vengono definiti caldi.
  • Medium che hanno un rumore interno poco definito, grossolano e discreto sono medium freddi.

Definizione dei medium

La capacità di trasmissione di un medium ne influenza la temperatura. Il rumore interno di un mezzo può essere più o meno denso in base alla sua capacità di codificare il segnale.

La radio è in grado di trasmettere un segnale molto più definito di un telefono, mentre un impianto Hi-Fi con un CD trasmette un segnale ancora più definito della radio.

Esiste nel caso dell’audio un coefficente che descrive la definizione di un brano ed è la frequenza di campionatura.

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Per descrivere un’onda sonora si utilizza la campionatura dell’altezza dell’onda, ovviamente più la campionatura è alta, cioè la registrazione dell’altezza dell’onda è frequente, più risulta definito il suono.

Un mezzo sarà freddo o caldo a seconda della sua capacità di campionare un segnale cioè di lasciare al ricevente più buchi da riempiere collegando le diverse informazioni piuttosto che trasmettere le informazioni più vicine all’originale.

2 Responses to “Medium Caldi e Medium Freddi: textures del rumore”

  1. marina Says:

    leggo e mi chiedo,
    nella comunicazione come nel processo creativo il rumore conta allora:
    si può progettare il rumore? e quanto?
    oppure è un incidente (positivo o negativo che sia) da controllare?
    può essere quella scheggia impazzita e quel sapore* diverso che mette in crisi anche chi ha lanciato il “messaggio” e…….lo fa andare avanti?
    Insomma quanta consapevolezza c’è ,magari anche di sfruttare il caso?
    credo che “i grandi, i leggeri” su questo abbiano giocato con grande capacità di indirizzare e di gestire il rischio

    *Credo che anche in cucina si sperimenti così, quanto rumore c’è in cucina?

  2. The Noise is the Massage » Blog Archive » Rumore e Grafica: David Carson Says:

    […] Attraverso l’utilizzo di messaggi con una forte componente di rumore si comunica un maggiore coinvolgimento. La bassa definizione di un messaggio comporta un maggiore sforzo di decifrazione da parte del ricevente che in questo modo si sente più protagonosta della comunicazione. […]

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