Nonluoghi e nonrumori

Marc Augé parla di non-luoghi definendoli, in contrapposizione ai luoghi antropologici, come luoghi non identitari, relazionari o storici.

I nonluoghi sono quelle strutture, completamente artificiali, in cui i rumori ambientali vengono anestetizzati, dove illuminazione, quantità di decibel, flussi di persone, quantità e qualità di informazioni vengono progettati nel dettaglio.

Fanno parte dei nonluoghi strutture che servono da scambio, passaggio o transito in cui il contesto culturale e sociale vengono cancellati:

  • grandi centri commerciali
  • catene di franchising planetarie
  • areoporti
  • autostrade
  • eccetera

Un viaggiatore trovandosi in un areoporto orientale non troverebbe grosse differenze rispetto ad un areoporto americano. Volendo, si potrebbe ordinare lo stesso panino a Mumbai come a Londra.

Ogni cosa, nei nonluoghi, viene progettata per essere controllata e riprodotta, la stessa interfaccia con cui si pongono ai visitatori è progettata: cartelli con le indicazioni, voci registrate e persino le frasi che i dipendenti devono pronunciare.

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Gli areoporti di Seattle, Tokyo e Mumbai (ovviamente non in ordine).

In questi tre areoporti risulterebbe molto difficile capire dove ci si trova, mentre tra le vie delle città ci sono abbastanza rumori di fondo da poter capire immediatamente di che città si tratta.

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I contesti delle foto fatte per strada rendono più facile capire di che città si sta parlando, se Mumbai, Tokyo o Seattle.

One Response to “Nonluoghi e nonrumori”

  1. Mantuaconnection » Blog Archive » New York New York Says:

    […] In spazi come Metropolitane, Aeroporti e stazioni l’applicazione di grafica integrata porterebbe ad una maggiore chiarezza e, da non sottovalutare, ad una vivacità di luoghi/nonluoghi altrimenti tristemente mogi e decadenti. […]

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