Interventi 1: Jorrit Tornquist
Rispondendo ad alcune nostre domande Jorrit Tornquist scrive:
Il colore non esiste, è una grandiosa invenzione della nostra mente, per cogliere informazioni su ciò che ci circonda e su noi stessi.
Il mondo pullula di frequenze elettromagnetiche, una minima parte dello spettro la usiamo per crearci immagini, ma una larga fascia governa il nostro bioritmo da uno stato d’animo all’altro.
La nostra percezione visiva si è evoluta, direi specializzata, per cogliere i segnali che sono necessari al la nostra sopravvivenza; il resto del campo visivo rimane rumore di fondo.
Cosa possiamo dedurre da questo preambolo?
Se noi coloriamo un oggetto, un edificio o una città creiamo sia dei segnali visivi che provocano delle aspettative specifiche, ma anche rumori di fondo di frequenze elettromagnetiche che interferiscono con il nostro stato d’animo.
Cogliamo i segnali secondo le nostre esigenze del momento, perciò essi non dovrebbero inserirsi nel rumore di fondo circostante. Una fermata del tram non deve somigliare ad una facciata storica. Noi vediamo scernendo non per associazione. O mi godo la città storica nella sua atmosfera ed allora un segnale estraneo non interferisce, o cerco un mezzo pubblico ed allora devo facilmente individuarlo.
La città è vissuta per percorsi ed esprime la sua qualità nella loro dinamicità, che ci permette
muoverci efficacemente.
Il medesimo criterio l’abbiamo negli spazi interni, associamo colore a colore scernendo i segnali secondo il nostro momentaneo interesse.
Analoghe esperienze le viviamo anche nell’ambiente non urbano, trasformato da wilderness in natura, e ridotto a misura d’uomo. Questa nostra crescente necessità di invadere la natura ed addomesticarla ci ha condotto ad una nuova consapevolezza.
Il nostro abitat, ormai si estende su quasi tutta la superficie del pianeta come una struttura unica, tra insediamenti civili ed industriali connessi da tutte le infrastrutture di trasporto. Penso sia giunto il momento di impegnarci veramente a trovare un equilibrio tra ciò che chiamiamo natura e le nostre necessità di strutture, ma non in senso mimetico, perchè ciò che in natura è criptico lo è per nascondersi, per attaccare o non essere attaccato. Gli stimoli non codificabili creano angoscia. Per far sì che l’ambiente che abbiamo costruito entri in rapporto con l’ambiente naturale dobbiamo creare un dialogo che si basi su un’alta qualità di rispetto reciproco.
SALUTI
Jorrit Tornquist

March 10th, 2006 at 9:29 am
interessanti e stimolanti questi interventi.
mi pare che puntino entrambi su concetti di
consapevolezza e scelta
senz’altro concetti da approfondire e assolutamente legati a comunicazioni e messaggi
la tua tesi non finirà (quando la presenterai) e questo è bello proprio perchè mette sul piatto argomenti per discutere
per cercar di capire
per essere sempre più consapevoli
e scegliere
per essere liberi