Interventi 2: Michele De Lucchi

Trascizione di una intervista a Michele de Lucchi

Il rumore è il massaggio anche in architettura?

Indubbiamente è vero, indubbiamente il rumore fa comunicazione… Ma indubbiamente il rumore è trasgressivo, nel senso che al rumore solitamente si preferisce il suono, la musica, l’equilibrio la raffinatezza, l’eleganza e così via.
Il “rumore è comunicazione” equivale a dire “il rumore è musica” oppure “il rumore è architettura”.
Può andare benissimo quando è isolato è invece poco utilizzabile e poco funzionale quando è indistinguibile insieme ad altri rumori.
Il grande problema è togliersi dal rumore di fondo per rendere il rumore distinguibile.
La tendenza è quella di operare in un mondo sempre più colmo di rumori di fondo alti: il sottofondo di disturbo è sempre alto in tutto quello che facciamo ed è sempre più difficile distinguerlo.
In architettura ci si può distinguere in due modi.

  • Una ricerca di carattere espressivo, scultoreo, di appariscenza formale, per cui riesci a costruire attenzione attraverso un effetto formale inusuale, inaspettato, spesso sbalorditivo, nella sorpresa emozionata come in quella schifata.
  • Una maniera di distinguersi per… intelligenza: L’intelligenza sta in un gioco razionale che combina insieme il maggior numero di efficienze, che siano queste efficienze funzionali, efficienze di comunicazioni, efficienze di costi…

Tutte due creano distinzioni e possono essere lette con la formula di Castiglioni:
Quello che bisogna fare oggi è semplicemente suscitare divertimento, curiosità e, lui diceva affetto, io direi simpatia.

Questo per quanto riguarda i “macrorumori” nel campo dell’architettura (città, tessuto urbano…). Parlando invece di microrumori, come texture, materiali… Scegliere un materiale è come scegliere il rumore di un ambiente?

Il suono prima di essere un suono è fondamentalmente un rumore, ed è poi qualche cosa d’altro che il contesto, la melodia eccetera trasforma da rumore a suono.
Come nella musica ci può essere una specie di ritorno alla rudezza, al materia, così, anche nell’architettura esiste: Si può leggere tutta la storia del novecento, non solo del novecento, tutta la storia dal rinascimento ad oggi, come un processo, con alti e bassi, di continua riduzione formale che è leggibile sia in arte che in musica che in architettura che in design…
Questa riduzione formale porta paradossalmente l’attenzione dalla grande composizione al piccolo dettaglio.
Nel minimalismo la grande composizione si annulla nell’essenzialità e nasce l’evidenza del dettaglio, l’evidenza della materia.
Il minimalismo ha portato una grande riqualificazione del valore della materia, della sensibilità sulla materia che potrebbe essere combinata con l’insorgere della sensibilità ecologista.
Questa rudezza del materiale a me piace molto perchè io, come tanti altri, sentiamo il bisogno di un contatto materico più ricco, più gratificanteLe materie sorde sono belle se utilizzate insieme a materie molto rumorose, un dettaglio di plastica può essere bello all’interno di un mobile, per esempio, fatto tutto di marmo o di legno pregiato.

Il concetto di frugalità, secondo me, è l’unico concetto alternativo oggi al minimalismo. Frugalità vuol dire tutte le valenze care al minimalismo, però aggiunte ad un modo di vita, ad uno stile di vita che gli sia accompagna. Il minimalismo non ha un confronto diretto con gli stili di vita che viviamo noi. Tanto più l’ambiente diventa minimalista tanto più lo stile di vita si complica si arricchisce si baroccheggifica.
Non è tanto il problema di costruire rumori tanto quello di selezionare rumore.
Un altro aspetto importante è il tema della scelta, non so se te ne ho mai parlato…

No.

Noi, come civiltà contemporanea, facciamo tante cose bene e tante cose male, ma, fra quelle che facciamo bene, quella più importante è che giorno dopo giorno continuiamo ad aumentare le possibilità di scelta delle persone, non so se veramente o fittiziamente, però tutti sentono che possono scegliere di più.
Noi la mattina decidiamo cosa fare e abbiamo di fronte una possibilità di scelta molto vasta. Tutta la nostra civiltà è organizzata sulla scelta.

La scelta oggi vale soprattutto quando diventa scelta di una personalità, noi abbiamo molte più possibilità di scegliere chi siamo e come ci atteggiamo che non le persone delle generazioni precedenti.
Ecco, questo fatto della scelta e questo tuo ragionamento sul rumore si combinano bene perchè quando scegli hai bisogno di avere davanti, non dico rumori omogenei, ma rumori confrontabili con categorie omogenee.
Quindi il tema è costruire rumori che arrivino più vicini possibili al momento della scelta e abbiano il maggiore potenziale interno per essere scelti e per essere scelti vuol dire semplicemente essere distinti.

2 Responses to “Interventi 2: Michele De Lucchi”

  1. stefano caprioli Says:

    Io abito in un paesino di provincia e quando mi capita di essere a Milano sono inondato da tutta una serie di rumori che mi inebriano il cervello. Mi piace tutta quella confusione, quando si passeggia per le strade e ogni dove ci si volti c’è sempre qualcosa di curioso, di inaspettato, di originale: un’insegna, un cortile, una decorazione di un palazzo. Davvero gli automobilisti non sanno cosa si perdono! Ma anche loro sono rumore (anche se quello mi piace un po’ meno).

    Quando la sera torno a casa, ho sempre un po’ di mal di testa: ma forse è perché al mio paese, c’è tanto silenzio…

  2. SCiBiZ Says:

    Caro Pietro, condividerò con te il periodo della laurea e quindi non posso far altro che augurarti un grosso in bocca al lupo.
    Da parte mia voglio farti i miei più grossi complimenti per aver proposto gli argomenti della tua tesi in un blog, originale l’idea e interessanti gli argomenti.

    Ciao

    Alessandro

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