Installazioni: Utilizzare i rumori
Monday, April 3rd, 2006
Sottoterra, in metropolitana, immersi in una fitta nebbia i passanti possono orientarsi grazie ai paletti delimitatori (tipici delle autostrade) sui lati del corridoio.

Sottoterra, in metropolitana, immersi in una fitta nebbia i passanti possono orientarsi grazie ai paletti delimitatori (tipici delle autostrade) sui lati del corridoio.
A sostegno delle installazioni verrà distribuito un piccolo libretto che riassume il contenuto della tesi in poche righe e molte immagini.

E’ possibile vedere la prima parte del volume (quella di riassunto).
Per ora mancano

Copertina di 2nd sight: the end of print, David Carson.
David Carson, in profonda rottura con la Grafica prima di lui, scardina le regole che impongono rigore, struttura e ordine.
Utilizzando tutti i mezzi a disposizione produce ogni tipo di rumore per creare immagini e messaggi confusionali ma efficaci.
Rumori interni, rumori esterni e rumori culturali possono essere utilizzati, previsti, direzionati e sfruttati.
Ci sono principalmente due modi di progettare il rumore:

Il confronto tra un dipinto di Roy Lichtenstein (sulla destra) e l’immagine originale da cui Lichtenstein ha preso spunto. [ via Deconstructing Lichtenstein ]
Lichtenstein utilizza la retinatura tipica della stampa degli albi a fumetti esasperandola e crando un gigante effetto cartoon.
In generale il lavoro degli artisti della Pop Art consiste nell’esasperare i rumori della comunicazione publicitaria facendoli diventare forma d’arte indipendentemente dal messaggio trasmesso. Nel suo complesso la Pop Art costituisce una sorta di fotografia dei rumori che identificano la comunicazione del periodo che va dagli anni sessanta agli anni ottanta
Tomate ha scritto >>
[…]
JOHN CAGE, il compositore che utilizzava e postulava l’ALEA come strumento compositivo (%importante definire il rapporto tra il RUMORE e l’ALEATORIETA’%) ha scritto un pezzo per apparecchi radio sintonizzati contemporaneamente su frequenze casuali (di cui Pietro ha ancora una esecuzione su un CD che gli prestai tempo fa…)
[…]
Un’errore di battitura, un rumore, uno sbaglio…
Semplicemente Tomate è abituato ad usare un linguaggio di programmazione, Latex nel caso specifico, in cui i testi delimitati dai simboli di percentuale sono commenti al testo vero e proprio.
Elementare Watson…!
Per prima cosa occorre dare una definizione di rumore.
La concezione classica del rumore secondo lo schema di comunicazione di Shannon & Weaver parla di rumore come interferenza fisica nel trasferimento attraverso un mezzo.
Esistono però vari esempi di rumore (alcuni citati anche da Fabio nell’intervento sul primo articolo del blog): i rumori a cui si riferiscono S&W (impiegati dellla compagnia dei telefoni americana) sono rumori prettamente fisici, onde elettromagnetiche che disturbano (occhio a questa parola) la comunicazione producendo, nel senso più classico del termine, rumore acustico.
Ovviamente noi puntiamo ad allargare questa definizione e a portarla in tutti i campi della comunicazione, da quella verbale a quella scritta, da una comunicazione analogica ad una digitale, a dare una definizione di rumore che sia applicabile ognidove ci sia comunicazione (e quindi un messaggio).
Tutte le teorie di comunicazione, a partire da quella base di Shannon e Weaver parlano di un messaggio trasmesso attraverso un mezzo.
In tutte queste teorie il messaggio è disturbato da un rumore.
L’obiettivo della mia tesi è dimostrare (o meglio dichiarare) che
Affermazione piuttosto provocatoria che come per l’affermazione di MacLuhan (il medium è il messaggio) non è del tutto totalitaria come appare ma piuttosto significa il rumore è un messaggio.
Dando per scontato la lezione di MacLuhan (e già qui c’è chi ha da ridire) possiamo dire che si, il medium è il messaggio, ma ogni medium è caratterizzato da un tipo di rumore: il mezzo che trasmette il messaggio è caratterizzato da un rumore peculiare.